scelgo mi piace e condivido
soltanto se la posa non è teatrale se intravedo
il capo rasato sotto la pioggia la stanza fiammeggiare
allontanarsi il punto cieco
l’urto mi chiedi l’urto ma sei virtuale
un’ipotesi una finestra sul vuoto poi non so
quanto davvero vuoi farti plurale
dimmi se chiami per conoscermi o solo
per riconoscerti
chiami chiami dai tetti
da eccentriche lune chiami da
nuvole pure dal basso chiami
voce di fango che mi macchia il petto
segna la fronte pure si fa lacrima
cristallo che taglia il respiro
stiamo come in un rogo a far segni attraverso le fiamme
malferme sagome stordite da mille nomi
la lingua disartícola e l’audio
sarebbe comprensibile soltanto se
intorno il rumore attutisse
se fossimo puro pensiero silenziopietra
statue serene dal sorriso arcaico
ai piedi un cartiglio e lampi negli occhi
(da Ciclica, La Vita Felice, 2014)