Poesia e arte hanno frequentemente associato la propria espressività, ben prima di quella ambigua commistione novecentesca denominata “poesia visiva”. Quando anche il teatro era poesia, come nell’antica Grecia, la parola e l’immagine, la coreografia, scene e costumi, le maschere prima e l’espressione dei volti poi, erano vissuti in una continuità attiva che faceva delle messe in scena celebrazioni interamente coinvolgenti. In oriente la poesia era unita all’arte della calligrafia e della pittura. In Cina il poeta era anche pittore e calligrafo; rispecchiava l’ideale del sapiente che padroneggiava la triade delle arti, per un’opera d’arte completa.
La poesia, piuttosto che all’immagine, rimane tuttavia a lungo legata alla sua origine musicale, inscindibile nella Grecia antica da qualcosa di più di un accompagnamento che si coordinava alla dizione dell’aedo, che recitava, a volte cantando, liriche ed epos. La poesia provenzale in lingua d’Oc è accompagnata dal canto trovadorico, come in lingua d’Oil la lirica dei trovieri. La ballata, il cansò, il discorpo e l’alba, erano altre forme poetiche medievali destinate al canto e accompagnamento musicale, in certi casi finalizzate alla danza.
Nell’età moderna le arti tendono a differenziarsi assumendo una valenza autonoma. Se da una parte la parola, l’immagine, la musica, isolate, sembrano perdere espressività e spettacolarità, dall’altra permettono invece di concentrare tutta l’attenzione su un solo elemento espressivo, o combinazioni semplici. Tanto quanto la poesia si esprime nel verso, che in assenza di musica e canto rivela tanto più le sue intrinseche qualità sonore e ritmiche, così l’immagine dipinta o scolpita rivela nel silenzio tutto il suo fascino emerso dall’efficacia formale tra disegno, ritmi visivi, accordi cromatici.
L’espressività letteraria così come quella visiva tendono, una volta autonome, a cogliere sempre più in profondità percezioni e suggestioni del loro specifico linguaggio, arrivando a una maggiore consistenza e ampiezza espressiva. Accade qualcosa di simile con la cecità, per cui si potenziano i sensi rimasti in quanto quella parte di percezione viene distribuita diversamente nella coscienza.
Ma questa riduzione del linguaggio espressivo assume anche una funzione decisiva che riguarda le arti in genere: l’attivazione dell’immaginazione del fruitore. Il linguaggio specifico di una particolare disciplina espressiva, isolato da altri stimoli sensoriali e concettuali, diventa elemento simbolico che allude all’esperienza del reale, sensorialmente più ampia, in cui si proietta l’immaginazione del fruitore, che completa il senso dell’opera mettendoci del proprio.
Vi è dunque intorno ai linguaggi espressivi delle arti, sensorialmente circoscritti, una zona “vuota” soggetta a essere riempita dall’interiorità del fruitore. Ciò è evidente nel rapporto tra narrativa e cinema. Infatti se ci capita di vedere un film dopo avere letto il romanzo da cui è tratto, nella nostra memoria rimarranno due elementi ben distinti, in quanto leggendo il romanzo l’aspetto dei personaggi, luoghi situazioni, sono forniti dalla immaginazione del fruitore, quali proiezioni della sua interiorità, mentre nel film sono interamente dati dalla sostanza opaca e polisensoriale del linguaggio filmico. Al contrario se facciamo precedere la visione del film, quindi successivamente leggeremo il romanzo, vi sarà nella lettura una continua interferenza delle immagini e situazioni che provengono dal ricordo del film, lasciando infine nella nostra memoria, non due elementi separati, ma un miscuglio tra i due.
Ciò denota come lo sforzo necessario per la fruizione della poesia e dell’arte in genere assuma una caratteristica creativa, dove il fruitore è coinvolto nella elaborazione interiore dell’opera, e ciò costituisce un elemento importante di profondità e potenzialità di crescita. Al contrario il cinema lascia completamente passivo il fruitore, in quanto ogni elemento espressivo gli viene interamente imposto.
L’abitudine attuale per cui prevale la frequentazione di film e serie televisive, rispetto la lettura di opere letterarie e fruizione delle arti tradizionali, è uno dei motivi della perdita di interiorità dei nostri tempi.




