[…] Un testo che cresce come cresce il corpo. Che si modifica come un corpo. Che si espande come si espande il corpo. Il mio corpo nell’abbraccio totale. Nella distesa temporale. Nella sua condensazione. Nella sua sublimazione che si perde nel pre-testo. E che da esso rifluisce. Sgorga. Da una Fontana malata di convulsioni elettrostatiche. Bioelettriche. Epigenetiche. Atomizzanti.
È l’energia dissipata da un corpo discontinuo. Che si raccoglie in bolle di memoria da rifondere per riflessi potenziali. Con variazioni interattive. Inter/attive. Esuberanti. Variattive. Nello scambio formale. Nel ricambio graduale. Vis viva. Operativa. Nell’oscillazione pendolare tra energia cinetica e energia potenziale e viceversa. Ché nel balletto acustico deflagra in momenti entropici e scommette sulla neghentropia. In equilibrio autopoietico.
Il dire dire. Allora. È costruire il dire sul detto. A tutto dire. Sotto il tetto di un testo progettato tessendo parola per parola e risonanze che dai più reconditi meandri del corpo salgono in suso. Su. Su. Verso la gola. Dove la lingua che per due terzi è nel cavo orale e per un terzo nella faringe ha struttura prevalentemente muscolare. Con rivestimento mucoso. E batte. Dove il dente duole. E sfida le gole su parole vive.
È l’apparato fonatorio. Evocante. Gestatorio. Intrigante. È lo spaziamento che punta sul vuoto. Infido. Ma a conti fatti il luogo del travaglio tempera meccaniche ché la lingua impenna. Ché mala ugola ambiziosa può cantare controvento nel megafono di tempi ramazzati. Ma sul colmo dell’evento. Finché il giro monti il senso ad occhio. Nel vuoto molecolare. A tutto fiato. Nel tubo di risonanza. Nell’ordine del corpo. Sul retro della linguaaa. La cordaaa. E sotto. Sotto. Dove li vapor del ventre tira in susooo. Molecoleee. E grumi subatomici. Per corde vocaliii. Nel plessooo. In abissooo. Ché incorporano spazio con flusso retroversooo. In ogni direzione. È riflussooo. Lasso. Escisso ogni impedimentooo. Successo sicuro e cadenza d’ugola d’asso. Ecco.
Glottide modellata ad hoc. Tubo in risonanza d’onda. Con baldanza d’echi a tutta. Ma verso un bacio rugoso di cuore e liscio liscio di lingua. E cosmico. Con danze in voce e semenze sonore agghindate. Del resto sappiamo che la sostanza fonica domina la semantica. Per nuove consonanze in punta di lingua lingua. Lingua con o senza luce. E il tubo va ad effetto. E sì che va. E sì che va. Ma sì che va. Nell’unicità vocalica. O per labbra ebbre sgombrando aspettative incerte. E va. Offrendo significanti. E elaborandone. Ché il tono trans glottidale sconta l’indicibile. Che va. Trascinatore di scambi emozionali e passionali. Funzionali e carnali ad ogni minima occorrenza. Va. Scherzo che impegna ritmi opposti in funzione del suo pubblico. Così che verba manent nel cuore dell’ascoltatore. Sul bordo della lingua lingua. Che va. Che va. Con il pensiero al limite. Va. Son temi oscuri. Ma centrali.
E non mi si venga a dire che la voce riprodotta abbia lo stesso spessore e valore della voce viva. L’acusmatica tecnologica è solo documento. Freddo. Meccanico. Elettromeccanico. Elettrofonico. Elettronico. Numerico. Distante. Memoria. O illusione. Fatto o artificio. La voce senza corpo è sempre artificiosa e artificiale. È del tutto ingannevole. Come quella che illude il cane della «Voce del Padrone». Storico marchio discografico che ha preteso di sottolineare la fedeltà della riproduzione. Mostrando il cane fedele al Padrone ingannato dalla sua voce riprodotta
i. Ma la voce viva è corpo pulsante. Generata dalle sue cavità organiche. Quando i discepoli di Pitagora ascoltavano la sua voce acusmatica avevano comunque coscienza di un corpo palpitante dietro la tenda che lo nascondeva agli occhi.
Quando l’impalpabile vocale è messo in relazione con il dato tangibile: il pre-testo: che ha contribuito a realizzarlo: c’è risonanza. Come nella «Rétroaction onirique» del mio amico Jacques Boutonnier. Processo complesso che si verifica «quand un rêve est mis en presence du réel concordant qu’il a contribué à créer : rêve et réel entrent en résonance et s’accordent ensemble aux vibrations de l’univers d’un effleurement qu’ils intègrent en ses confins»ii.
Altro è la registrazione. Il documento. Storia dove la phoné si fa traccia di sé. Altro ancora è quando il sistema di registrazione è processo creativo. Strumento di modellazione acustica. Altro mondo. Altre prospettive. Altre. Altre. Perché questa è tutta un’altra storia.


