Sopravviene con l’ascesa la consapevolezza del dolore
nel corpo che esce dall’indeterminato
senza perdere persistenza.
poiché la nascita implica
più della morte una mancanza, non smette il morente di allontanarsi dalla sua unica dimora e di spostarsi ovunque, sulla
terra, incompiuto qual è
fra il principio del volo e
il compimento dell’arco, muove un passo e poi un altro il corpo estraneo sul doppio precipizio, imprimendo un’ulteriore
natura al corpo destinato all’ascesa
passa con armonia
dall’inerzia all’esserci come voce, l’uomo che per catalogare l’ignoto s’inoltra nell’entroterra, dov’è racchiusa la formula
della sua disgregazione
senza dispersioni si agita
la materia viva dell’essere nel suo destinarsi a tutti i luoghi della terra, dove gradualmente si disperde nel seguire un
complesso di frecce indicatorie
nell’imminenza della luce,
appena visibile è il cristallo che aderisce alla pelle, proprio come alla stagione in atto si sovrappone il fuoco divorante
dell’esistenza
(da Il compito terreno dei mortali, Mimesis Edizioni, 2010)