Questa lastra di marmo
che separa i tuoi frammenti
dalla mia mano viva!!!
In doloroso pudore,
un sudario ha protetto
il disfarsi della tua fisicità
agli occhi terreni del mondo,
ma il riposo di quel che di te resta
merita tutto il silenzio
di cui è capace la vita.
E io so per certo che la mia carezza,
deposta sul freddo indifferente
di questo marmo freddo e indifferente,
la mia carezza, memore di un qualche abbraccio
ormai così lontano, sempre così vicino,
la mia carezza, testarda e vincente,
scava forma e materia,
scava, scava e raggiunge e vince la morte
nello sfiorare il tuo esserci ancora,
in spazio e tempo vibrante,
forse confuso fra i tramonti
della tua disarmante purezza.
(da Quel nastro dorato stagliato nell’azzurro, edito in proprio online, 2015)