2015
DI PENNA IN PENNA

Rosaria Lo Russo

Good night, ladies; good night, sweet ladies; good night, good night
Shakespeare, Amleto

Le mie creature finalmente dormono,
hanno perduto ogni contrattura del volto,
ogni strenua difesa è stremata.
Non si può dire altrettanto del loro riposo
che scalpita nel ginocchio puntato
che accentua un ricordo di corsa.
Il loro riposo è un tempo franato.
Non si può dire che sia un sonno lieve:
troppo silenzio grava sospeso all’apnea
delle bocche, e lo sterno risulta contrito
dal riparo opprimente di un tricipite.
Le mie creature accolgono il precario
all’ombra curva umidità delle palpebre,
nel sogno cauto del nostro legame.
Chi veglia su di loro si accontenta
di accordare i nostri respiri intestini;
naufraga intanto il sangue alla testa:
«Povera Ofelia, divisa da sé e dal chiaro criterio
senza di che siamo solo bestia o figura»;
povera me, che rimugino visionata dall’alto
fra folte effiorescenze di pupille urticanti
e non posso che dissentire da quella vivacità.
Le mie creature non si accorgono di nulla,
il chiarore ovattato dell’alba
rimargina la loro verginità.

(da Poema, Editrice Zona, 2013)