Nei sogni non c’è mai il cielo o una parete di carbonio, un velo
dove guardare sangue nella cenere, senz’anni, né filo di coriandoli.
Conta il risveglio, compare dal fondo un lascito, somiglia
a un calcio all’aria di ragazzo, gli occhi gialli,
lento, impreparato ad avere in punta i nervi che colpisce,
le sneaker sporche, la smania a friggere per l’impossibile.
Il piede: un conio sulla porta chiusa, il vento fuori
che decide e urla, ombra di tutti i nostri agguati. La storia genera
perché niente splende se non brucia. Come le guerre,
il tempo delle colpe si consuma in una rissa.
È dopo anelli di morte che si ricomincia a capire gli anni
da un capillare occluso, dalla spirale di tagli, di abbandoni, l’aria
vuota di una conchiglia – e l’ascolto cieco del rumore,
al fondo, dove i figli dei fantasmi sono un unico corpo immobile
che ci sopravvive.
MARIO DE SANTIS
(DOPO LA STORIA, I FIGLI)
da Corpi solubili, Samuele Ed./Gialla Oro Pordenonelegge, 2023


