Mentre sbrinavo il congelatore
di tua figlia, un paio d’anni dopo,
ho trovato i tuoi cannelloni:
sul fondo,
batterici,
nell’urna di stagnola.
Con la scritta in corsivo incerta,
avevi decretato, vivendo:
“cannelloni/dicembre/duemilaeuno”
per un attimo ho pensato,
non potendo più amarti con le braccia,
di mangiarti.




