Mancando l’aria, un sogno
forse saliva a visitarti: ti era
chiaro ora che eri in volo,
Laika, per l’esosfera
e dalle case, lungo le grondaie
piene di neve, a branchi, tutti i cani
con te mettevano ali
e splendevano vie tra campi e cielo.
Era la festa dei pianeti – come
di fronte al dio dei cani a te tremavano
le zampe, sulla lingua
ti finiva il respiro –
e fra i mondi che dal buio vedevi
pensili in aria, prima di svanire,
neanche uno era la meta, Laika. Un mondo
per i cani non c’era.



