Se queste pietre avessero pietà
per le mie ferite, io avrei ragione,
in quanto animale tra le creature,
perché l’accento che tu noti, il dolore,
è solo memoria che si corrompe
e, pensa bene, non vale niente.
Ora il mio modo d’avere voce
è un rantolo che non m’appartiene,
che mi distrae dal battito del cuore.
E tu pure, dall’altra parte,
ti rassegnerai alla forza che si sprigiona
nel momento estremo della caccia,
alla preda, che non si nasconde,
che si è estinta dalla faccia della terra.
(da Le pause della serie evolutiva, in corso di pubblicazione presso Oèdipus Edizioni)