Ho cercato di sostituire i verbi con nomi di uccelli estinti
per andare veloce, per far passare il tempo
perché domani fosse già tra un mese, un anno, per non dare spazio
a quei vuoti che ammainano come vele i polmoni.
Ho tentato di leggere i miei versi al tostapane, tra i mugugni
del frigorifero e la luce corrotta del sole sul davanzale,
ma il ricordo di quando ti sei accovacciata dentro la mia parentesi
mi ha gonfiato il magone in gola e annientato la voce.
Ho provato a migrare come gru verso il nord dei tuoi seni,
ignorando la paura che tutto fosse un’illusione,
ma ti sei innamorata dei ritorni,
delle mie ali – e ora mi cerchi in chi va via.


