da un margine abitabile

io resto e resisto ogni volta lo scrissi nel 2003 da qualche parte in diario del pane forse scrissi un pezzo di destino allora di sicuro risposi a un’inclinazione comunque è andata così va così andrà ancora così ne sono certo

questo verso è ricomparso qualche mattina fa durante il primo caffè aspettavo l’inizio del giorno davanti a un quaderno e mi chiedevo perché fai questa cosa? come la spieghi?

da anni provo a sorvegliare meglio questa attitudine questa parte del mio starci dentro addosso e intorno ho imparato anche a lasciare o almeno a lasciar andare qualcosa che per me resta uno dei movimenti più difficili e paurosi

eppure il punto resta lì resto e resisto e quando la pressione sale attacco entro cerco di capire facendomi avanti così è stato con la poesia così continua a essere

per anni ho pensato di poter allevare con lei e intorno a lei un comportamento più intellettuale più composto più oggettivo e separato dal mio sentire più profondo una postura più professionale più artistica nel senso esteriore del termine ogni volta però qualcosa dentro si incrina e si infuria e mi riporta al punto di partenza però ancora vivo

sono anni che leggo leggo in molti modi leggo e rileggo tutto e tutti mi entusiasmo mi deludo mi allontano ritorno cerco i codici per dire tutto questo in modo serio e propositivo soprattutto dentro i libri degli altri fallisco e ricomincio

per me è sempre valso un primo insegnamento ricevuto molto presto la poesia è più importante leggerla che scriverla l’altro da te è più importante di te

non è un precetto è un conflitto è una tensione una soglia continua di verifica in quello che ogni volta sto cercando di fare quel noi vale solo se lo incarno ma davvero non solo perché lo scrivo soprattutto quando sto zitto e fermo e ascolto e guardo che io devo essere l’altro

tutto questo tempo di lavoro progetti silenzi esili ritorni ha lasciato intatta questa tensione anzi l’ha anche meglio attrezzata

forse però è arrivato il momento di restituire qualcosa di mandare segnali di dare una forma più visibile e più continua a un attraversamento che finora si è mosso spesso per nuclei separati per affioramenti per apparizioni

da qui viene l’idea di aprire questo percorso autonomo su substack

cercavo un luogo un margine abitabile che consentisse durata e concentrazione dove poter uscire dal flusso indistinto inarrestabile e soverchiante dello sfolgorio social un luogo in cui il lavoro potesse respirare con il suo passo tenere insieme testi lunghi note di lettura frammenti teorici immagini appunti di cantiere materiali ancora incandescenti senza perdere peso senza cedere alla riduzione immediata senza venire alleggeriti da quella richiesta di presenza continua che oggi attraversa quasi tutto

chi vive da tempo dentro i territori della poesia conosce bene questa inquietudine conosce gli slanci reali e le loro recite di vitalità le accelerazioni con cui una voce viene subito letta come posizione classificata resa compatibile rimessa in circolo conosce i silenzi che il campo distribuisce e le solitudini che amministra conosce anche i punti in cui il senso si scarica e resta soprattutto la circolazione

conosce anche il peso del presente sulla lettura la fretta l’impazienza la fame di riconoscibilità la riduzione di una voce a segnale di un testo a collocazione di una differenza a funzione

ho pensato allora questo spazio come una zona a margine in cui la scrittura possa sostare abbastanza a lungo da mostrare la propria pressione il proprio ritmo la propria ferita la propria cecità e in cui anche le forme più brevi possano avere pienezza autonomia necessità

vengo da una pratica in cui poesia immagine e suono si toccano e si mantengono in attrito ciascun linguaggio porta il proprio tempo il proprio peso la propria opacità anche da questa esperienza prende forma il desiderio e il mio modo di pensare e praticare un gesto critico profondo e condiviso

mi interessano le forme che custodiscono complessità concreta che continuano a lavorare dopo la lettura che lasciano un residuo una vibrazione una domanda ancora aperta

cerco la possibilità di costruire nel tempo una costellazione un campo di testi immagini riflessioni aperture critiche un luogo in cui ciò che faccio possa trovare continuità senza perdere intensità una pratica di presenza una disciplina dell’attenzione

forse si tratta per l’ennesima volta di questo restare resistere e mandare segnali

Stefano Massari
marzo/aprile 2026

stefanomassari1.substack.com/
credito Carlotta Cicci