A Tebe mi chiamavano L’Antigone, quella dello schifo, della schifezza. Sono L’Antigone anche per i bambini che
quando mi vedono si toccano il ventre, sputandosi le mani. Sono L’Antigone per i mercanti che al mio passaggio
girano le anfore nei banchi. Sono L’Antigone per i disperati che spalancano il cencioso mantello al mio passaggio.
Dicono sia un saluto.
Di penna in penna (settima parte)
Giovanni Fontana e Andrea Temporelli, conversazione a cura di Vincenzo Mascolo.
Stefano Raimondi, conversazione a cura di Anna Toscano.



