POESIA INEDITA DI GIOVANNA CRISTINA VIVINETTO
PER RITRATTI DI POESIA
Ancora capaci di ricordarne i nomi
perché invischiati ai corpi anche se i corpi
tremano e si disfano velocemente
come soffioni di tarassaco nel vento.
Ho sognato una pace come uno stuolo
luminoso di campane, poco splendore
intorno – un tavolo e una miseria domestica.
Per la prima volta, li vidi uniti insieme
agli oggetti di una vita. Un pettine d’osso,
un lavabo, la catenina d’oro a forma di croce.
Potevo rivederla toccando con timore le sue cose.
Noi parliamo al vuoto tra gli stipiti,
alle ombre imperfette dei cespugli –
così la mente disunisce
ciò che lo spavento gonfiandosi ha creato.
Il buio oscillando chiude la porta.
Il pensiero si sfila ogni spina di stupore.
Sono rimasta anche per te che ondeggi sola nella notte.
Adesso l’acqua gela nelle tubature
in questo centro opaco dell’inverno
ed io non somiglio più a nessuna
delle tante me che credevo di essere diventata.





